Giovanni Soccol è nato a Venezia nel 1938.Inizia a dipingere nei primi anni Cinquanta, frequentando dapprima l’atelier della pittrice Ilse Bernheimer, già docente alla Kunstgewerbeschule di Vienna, poi del pittore veneziano Gennaro Favai. L’influenza dell’insegnamento di questi artisti, operanti tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, ed esponenti nei loro primi anni di attività delle tendenze del Simbolismo europeo, sarà per il giovane pittore un viatico per il suo apprendistato, non solo tecnico, ma anche culturale. Nel 1956 abbandona il Liceo Scientifico, di cui stava frequentando l’ultimo anno, e si iscrive alla Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Consegue nel medesimo anno la maturità artistica e l’anno seguente si iscrive alla facoltà di Architettura, pur continuando a dipingere. Nel 1960, per approfondire la conoscenza dell’arte olandese, si reca all’Aia dove frequenta il Summer Course presso il Rijksbureau voor Kunsthistorische Documentatie. Risale al medesimo anno un primo lungo soggiorno a Parigi. L’interesse per la pittura e la non corrispondenza ai suoi obbiettivi dell’indirizzo didattico della Facoltà lo allontanano dagli studi universitari. Inizia un lungo e duraturo rapporto di bottega maestro-allievo con Guido Cadorin, che sarà per lui fondamentale per impadronirsi del mestiere. Nascerà un’amicizia con il generoso Maestro e la sua famiglia che prosegue fino ad oggi. Nel 1963 riprende gli studi universitari richiamato dalla presenza di Carlo Scarpa nella Cattedra di Architettura degli Interni. Nel 1964 espone nel Padiglione delle Arti Decorative alla XXXII Biennale d’Arte Contemporanea, aggiudicandosi il Premio del Ministero Industria e Commercio. Nel 1967 consegue la laurea con il massimo dei voti, presentato dallo stesso Scarpa in qualità di relatore. Su invito di quest’ultimo rimane alcuni mesi in Facoltà come assistente alla didattica e collaboratore allo studio. Ma la situazione creatasi nel ’68 in ambito universitario non corrisponde più ai suoi interessi. Lascia quindi l’Istituto e segue Mario Deluigi, che in quel momento rappresentava la guida più qualificata per i suoi nuovi interessi verso l’Astrazione. Il Maestro, Docente di Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Venezia, lo chiama nel 1969 a collaborare nell’insegnamento di Arredo Scenico presso il medesimo Istituto. Si intesse così un lungo sodalizio di lavoro, studio ed amicizia che aprirà nuovi orizzonti alla cultura figurativa di Soccol e che durerà fino alla scomparsa del Maestro, avvenuta nel 1976. Sarà Deluigi a presentarlo nel 1969 alla sua prima mostra personale e nel 1974 Soccol gli succederà alla Cattedra di Scenografia che terrà fino al 1997. La didattica divenne per lui un’attività nella quale far convergere esperienza pratica e ricerca teorica. Numerose sono le collaborazione e gli incarichi che si sono susseguiti negli anni: con lo IUAV, la New York University e l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ai primi studi di carattere prevalentemente figurativo, che contrassegnavano il suo lavoro tra gli anni Cinquanta e Sessanta, subentra negli anni Settanta una ricerca nel campo dell’astrazione, che lo accompagnerà per tutti gli anni Ottanta con i cicli delle ‘Presenze-Assenze’, delle ‘Visioni’ e dei ‘Mesi’. Durante gli anni Settanta Soccol si dedica, oltre che alla pittura, anche all’architettura di interni ed alla scenografia, sia per il teatro che per il cinema. Nel 1973 è art director del film Don’t look now per la regia di Nicholas Roeg. Nel 1975 il compositore Hans Werner Henze lo chiama a collaborare come scenografo e direttore degli allestimenti scenici alla fondazione del Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, dove lavorerà anche l’anno successivo. In quegli anni vive tra Venezia, Roma e Parigi. E’ nell’ambiente culturale di quest’ultima che matura la sua formazione artistica, per la quale risulta di particolare rilievo la lunga e profonda amicizia con Léon Gischia, pittore e scenografo, fondatore, con il regista Jean Vilar, del Théatre National Populaire. Attraverso di lui entrerà in contatto con il vivo della cultura figurativa francese. Sempre in quell’ambiente conosce Marc Havel, chimico della Lefranc e Bourgeois e membro della Commissione per il controllo del restauro dei dipinti dei Musei Nazionali francesi, il quale gli sarà preziosa guida nello studio dei materiali e delle tecniche pittoriche. Dalla metà degli anni Ottanta, dopo diverse esperienze nel campo della scenografia che lo vedono impegnato in diversi teatri, tra cui nel 1986 la Royal Opera di Stoccolma, e dopo l’ampia mostra antologica dedicatagli nel medesimo anno dal Palazzo dei Diamanti di Ferrara, Soccol decide di concentrarsi unicamente nella pittura, in cui egli riversa la totalità delle esperienze fino allora acquisite. Da quel momento lo sviluppo dei suoi motivi iconografici si arricchisce di ulteriori significazioni formali e simboliche, nelle quali affiorano immagini del mondo reale filtrate attraverso il ricordo. Ciò darà origine alle ‘Saudade’ ed alle ‘Isole’. Dall’inizio degli anni Novanta l’esperienza precedente continuerà ad arricchirsi, sviluppandosi in nuove tematiche con una sempre maggior presenza del vissuto, che prenderà forma nelle ‘Basiliche’, nelle ‘Cisterne’, nei ‘Labirinti’e nei ‘Lits flottant’. Dal 1996, con le ‘Dormienti’ e le ‘Petroliere’ Soccol inizia a rimettere in discussione la propria pittura, dalla struttura della superficie, al contrasto cromatico, al valore del segno. Nell’attuale ciclo delle ‘Battigie’ stringe ancor più la morsa della sintesi e del contrasto. |
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Giovanni Soccol è nato a Venezia nel 1938.



